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Parliamo di: Umberto Galimberti

Filosofo, psicoanalista e grande academico italiano.



Indice dei contenuti


La biografia

Il pensiero in breve

Opere recenti



La biografia


Umberto Galimberti è un importante filosofo, psicoanalista e docente universitario italiano.

Nacque a Monza il 2 maggio del 1942 in una numerosa famiglia di umili origini e fu costretto fin da tenera età a dover lavorare per soddisfare le diverse necessità quotidiane.

Grazie all’aiuto di un sacerdote poté proseguire gli studi all'interno di un seminario ecclesiastico e conseguire così la maturità classica nel 1960.


Grazie ad una borsa di studio riuscì poi ad iscriversi al corso di laurea in Filosofia dell'Università Cattolica di Milano, che fu costretto poco dopo ad abbandonare per mancanza di denaro.

Per poter pagare le rette universitarie e per imparare la lingua tedesca, fondamentale nello studio approfondito della filosofia moderna, il giovane Umberto emigrò per alcuni anni in Germania, dove trovò lavoro come operario metalmeccanico riuscendo a mettere da parte abbastanza denaro da poter tornare in Italia e terminare gli studi.


Conseguì la laurea nel 1965 con il massimo dei voti sotto la guida di Emanuele Severino, uno dei più grandi filosofi italiani del '900, con una tesi dal titolo “La logica filosofica di Karl Jaspers”.

È attualmente professore ordinario di Filosofia della Storia presso l’Università “Ca' Foscari” di Venezia, dove, dal 1976 al 1983, rivestì già il ruolo di professore incaricato di antropologia culturale.


Membro ordinario dal 1985 dell'International Association of Analytical Psichology, dal 2002, ha tenuto anche gli incarichi di insegnamento di psicologia generale e di psicologia dinamica.


A livello divulgativo e giornalistico importanti sono le sue collaborazioni con “Il Sole 24 Ore”, dal 1987 al 1995, e con il quotidiano “La Repubblica”, tutt’oggi attiva e fruttuosa per il quale scrive brevi rapporti di saggistica, risponde a domande di tipo psicologico e filosofico e redige editoriali su temi d'attualità.

Sempre per Repubblica ricoprire il ruolo di curatore della rubrica epistolare di “D–La Repubblica delle Donne”, inserto settimanale del quotidiano, uno dei più seguiti a livello nazionale.



Il pensiero in breve


Gli studi di Galimberti hanno seguito percorsi complessi con forte attenzione all'insegnamento junghiano. Sebbene la vastità e la complessità delle sue opere, al centro dei suoi studi e della sua riflessione c’è sempre l'uomo; un uomo che sempre di più si trova costretto a vivere in un mondo dominato dalla tecnica, un "mezzo in un universo dei mezzi", senza poter trovare e dare un senso alla sua esistenza.


Questa visione del rapporto uomo-mondo compare già nella sua prima importante opera, pubblicata nel 1975, intitolata: “Heidegger, Jaspers e il tramonto dell'Occidente".

Già in questa prima indagine evidenzia, in maniera critica, la relazione che sussiste tra l’uomo e la macchina o, per meglio dire, tra “l'essere umano contemporaneo e la società della tecnica”.

Già negli anni '70 Galimberti vedeva una perdita progressiva della centralità dell’animale uomo, sempre più lontano dai dettami umanistici che ne facevano cardine dell’universo e punto di riferimento di ogni chiave filosofica.


Con l’avvento della società della tecnica, dove la tecnologia ci domina in ogni ambito della nostra vita, il ruolo dell’umo va riconsiderato in relazione e in funzione della società.

Riconoscendo i limiti che la psicoanalisi ha manifestato di fronte alla moderna condizione umana, Galimberti arriva alla conclusione che solo una "pratica filosofica" quotidiana può aiutare gli uomini a decifrare il mondo della tecnica in cui vivono e contemporaneamente ad orientarli verso una maggior comprensione del proprio disagio e tragicità esistenziale, riproponendo modelli di saggezza greci, senza cadere in schemi religiosi o fideistici.


Quando l'uomo è ridotto a capitale, Già il fatto che si parli dell'uomo come di un "capitale" o vi si faccia riferimento come a una "risorsa" (le cosiddette "risorse umane") la dice lunga in ordine al punto di vista che oggi si assume nel considerare l'uomo. Tramontato il principio che regolava l'etica kantiana secondo cui: "L'uomo va trattato sempre come un fine e mai come un mezzo", oggi vediamo che non solo l'immigrato, ma ciascuno di noi ha diritto di cittadinanza non in quanto esiste, non in quanto è un uomo, ma solo in quanto "mezzo" di produzione e di profitto.

Umberto Galimberti, D la Repubblica delle Donne, 21 luglio 2007


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foto credit: wikipedia.org

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